Sta suscitando un’ondata di sdegno e una condanna unanime la diffusione di una fotografia che ritrae un militare israeliano nell’atto di colpire il volto di un Crocifisso nel Libano meridionale, attualmente occupata dalle truppe d’Israele. La profanazione, culminata nella decapitazione di uno dei simboli più sacri della cristianità, evoca per analogia visiva il martirio di Pietro, il primo pontefice dell’era cristiana posto da Gesù a capo degli Apostoli. Secondo la tradizione, egli, infatti, fu crocifisso sul colle Vaticano proprio con la testa all’ingiù per sua esplicita volontà, mentre nello stesso anno San Paolo veniva decollato sempre a Roma ma fuori dalle mura.

Di fronte alla gravità dell’accaduto, i vertici delle forze armate israeliane hanno annunciato l’adozione di severi provvedimenti contro i responsabili del gesto sacrilego e, come segno di riparazione, hanno avviato una collaborazione con le comunità locali per ripristinare la statua del Crocifisso nella sua collocazione originaria.

Tuttavia, l’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa — organo che riunisce i vertici delle comunità di rito latino, melchita, maronita, armeno e caldeo insieme ai francescani della Custodia — ha scelto di pubblicare una nota ufficiale. Il documento, siglato dal presidente e cardinale Pierbattista Pizzaballa, per dar voce a un profondo sdegno collettivo e ferma condanna per l’offesa arrecata.

«Questo atto – si legge nella dichiarazione – costituisce una grave offesa alla fede cristiana e si aggiunge ad altri episodi riferiti di profanazione di simboli cristiani da parte di soldati delle Idf nel Libano meridionale. Rivela inoltre un preoccupante fallimento nella formazione morale e umana, in cui persino il più elementare rispetto per il sacro e per la dignità altrui è gravemente compromesso. L’Assemblea chiede un’azione disciplinare immediata e decisa, un credibile processo di responsabilizzazione, e garanzie chiare che una tale condotta non sarà più né tollerata né ripetuta».

«Tuttavia – soggiungono gli ecclesiastici –, anche di fronte a una simile offesa, la Croce rimane intangibile nel suo significato (…). Per i credenti, la Croce permane come fonte di dignità, speranza e redenzione, e come invito a superare la violenza attraverso l’amore sacrificale. È precisamente in questa luce che la Chiesa continua a proclamare che la vera pace non può nascere dalla violenza, ma deve rimanere, per utilizzare le parole di Papa Leone XIV, “disarmata… una pace che chiama a ‘rimettere la spada nel fodero’”».

D’altronde la guerra, ogni guerra, reca con sé nefandezze simili e di ben altra portata per la vita e la morte di tanti esseri umani, ognuno dei quali è creato a immagine di Dio. La Chiesa lo sa bene ed è anche per questo che «l’Assemblea rinnova il suo pressante appello a porre fine alla guerra che ha tormentato questa regione per fin troppo tempo, e ad abbracciare un cammino in cui la pace si testimonia nella moderazione, nel dialogo, nella responsabilità e nel rispetto per il sacro e per ogni vita umana».

Foto e testo del card. Pizzaballa: Terrasanta.net

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È Presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.