La Chiesa di Palermo chiude ufficialmente il Giubileo della speranza, indetto da Papa Francesco. In una Cattedrale gremita, l’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica che, secondo le indicazioni della bolla d’indizione, si sta tenendo in tutte le Chiese particolari del mondo.
“Fra i tanti frutti di questo Giubileo della speranza vorrei proprio evidenziare questo – ha detto l’arcivescovo nella sua omelia -. Quello della comunione ecclesiale quale segno di speranza in un mondo sempre più diviso, in città sempre più predate dalla violenza e socialmente disgregate, in famiglie sempre più frantumate, in relazioni umane sempre più tradite dall’interesse personale e dall’indifferenza”.
“La nostra comunità diocesana, le nostre comunità parrocchiali e religiose, le nostre aggregazioni laicali, partecipando con fede alle tante iniziative giubilari – ha continuato il presule – hanno vissuto un’esperienza di comunione e di rinnovata evangelizzazione. Ci siamo misurati tutti con il cuore dell’Evangelo, il fulcro della fede cristiana e della grazia dell’essere Chiesa di Cristo, testimone dell’amore di Dio per gli uomini e le donne dell’intera famiglia umana di ieri e di oggi. O nella città di Pietro, Colui che presiede le Chiese nella carità – attraverso il passaggio delle Porte Sante delle quattro Basiliche romane – o in questa Cattedrale, o nelle chiese giubilari, siamo stati fortificati dalla bella notizia”.
“Dio è estasi”
L’arcivescovo ha ripercorso le tappe dell’Anno santo, ricordando che Dio “non è stasi ma estasi, movimento, dinamica d’amore”, citando san Giovanni Damasceno, Matisse e David Maria Turoldo. “Stasera, al termine dell’Anno Giubilare ci incontriamo sapendo che a tutti noi è stata usata pazienza e ci è stato dato il perdono dei peccati. Il Giubileo ci ha ricordato che la Chiesa è dinamismo d’amore, riflesso della danza d’Amore della Trinità, famiglia, spazio dove ciascuno è rivestito ‘di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità’”.
“La nostra Chiesa con tutte le Chiese sparse nel mondo, in questo Anno Giubilare si è fatta adunare, ha sognato, ha danzato, unita dal suo Signore, ha seguito la via tracciata dallo Spirito perché si compisse la parola proferita e preferita da Dio: essere chiamati in Cristo, portarne il nome, essere anche noi Nazareni, avere i suoi stessi sentimenti e soprattutto le sue viscere d’amore. Essere testimoni d’amore, di unità, di comunione. Ricolmati nei cuori della pace di Cristo. Di questi cristiani ha bisogno la carne degli uomini e delle donne del territorio della nostra amata Arcidiocesi”.
Al termine della celebrazione, il canto del Te Deum.
Foto di repertorio
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