Accompagnare le parrocchie nel nuovo progetto catechistico, rilanciare la pastorale giovanile, organizzare la sinodalità, attuare una pastorale integrata e una ministerialità organica. Senza dimenticare il dialogo con le istituzioni culturali e le altre religioni.
Sono questi gli “obiettivi pastorali prioritari” contenuti nelle nuove linee guida per la Chiesa di Palermo, consegnate questo pomeriggio dall’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice.
Un documento preceduto da una lettera pastorale e che segnerà il nuovo anno che si è aperto con l’assemblea diocesana ospitata nella parrocchia di santa Caterina da Siena a Borgo Ulivia.
Una parrocchia gremita di presbiteri, diaconi, religiosi, laiche e laici chiamati a raccolta per riflettere su una Chiesa sinodale missionaria, definita “serva del Vangelo in questo nostro tempo”.
“Non me ne vado”
I prossimi mesi vedranno la conclusione del Giubileo ma anche le celebrazioni per il decimo anniversario dell’ordinazione di Lorefice che nel 2015 fece il suo ingresso a Palermo.
L’Arcivescovo, con la lettera pastorale, ha messo nero su bianco i suoi sentimenti di gratitudine, senza nascondere le difficoltà vissute e i limiti sperimentati. “Ogni tanto circola la voce che io me ne andrò ma non è vero, resto qui, non c’è nessun problema”, ha detto Lorefice all’assemblea, facendo una digressione a braccio. “Queste voci non vengono dallo Spirito”, ha aggiunto.
La lettera pastorale non usa giri di parole. L’arcivescovo, che si definisce “cristiano con voi” e “vescovo per voi”, parla di Palermo come “terra promessa” in cui possano esserci “pane per tutti e lavoro buono per tutti”, in cui i bambini siano protetti e gli anziani curati, in cui i giovani trovino un futuro, in cui i mafiosi siano considerati “poverini e fuori dalla storia”.
Lorefice richiama le sue stelle polari, il Vangelo e la Costituzione, come già disse al suo insediamento, ricorda Puglisi e santa Rosalia, chiede perdono di eventuali errori e invita a camminare insieme.
Un appello contenuto in un’altra lettera, indirizzata a presbiteri e diaconi, e consegnata qualche settimana fa per la memoria di don Pino Puglisi. “Il vescovo deve chiamare, scegliere, esortare, ammonire, intervenire – si legge nella missiva -. E queste scelte chiedono il travaglio del discernimento, creando comprensibilmente disagi, difficoltà, reazioni. Mi dispiace, me ne rammarico. Siete nel mio cuore, anche nei momenti in cui nei nostri rapporti sono risultato aspro, duro, poco comprensivo. Ciò è accaduto sempre a partire dal desiderio profondo di cercare il meglio per voi e per la nostra comunità”.

La lavanda
L’immagine simbolo delle nuove linee guida è la “lavanda dei piedi” di Sieger Koder, presbitero tedesco e artista. “Un gesto che narra non solo quello che Gesù ha fatto ma ciò che Dio è – ha detto l’Arcivescovo -. Gesù non ci ha consegnato un gesto rituale bensì il memoriale di un amore più grande”.

Gli obiettivi
Il documento fornisce degli obiettivi e per ognuno degli orientamenti. Il primo obiettivo è accompagnare le parrocchie nel nuovo progetto catechistico, avviando équipe intergenerazionali, creando centri di formazione zonali, pubblicando guide a fascicoli e monitorando l’attuazione del percorso.
Il secondo obiettivo riguarda i giovani con l’indicazione di creare o rilanciare gruppi giovanili in ogni parrocchia, con un maggior coordinamento in zone e vicariati, la revisione della équipe diocesana e della consulta, la formazione degli educatori, la collaborazione con scuole e università.
Il terzo investe la sinodalità con l’invito a fare di ogni parrocchia un luogo di ascolto e partecipazione e l’impegno a organizzare tavoli e assemblee sinodali in diocesi e nelle parrocchie. Previste anche una riorganizzazione di zone e vicariati e incontri per le diaconie pastorali.
Il dialogo
Il documento indica poi la necessità di una pastorale integrata con un maggiore coinvolgimento della vita religiosa e delle aggregazioni laicali e il coordinamento degli uffici diocesani.
E ancora una ministerialità organica che passa da una revisione dei percorsi di discernimento vocazionale e da una riflessione sulla specificità dei ministeri ordinati, istituiti e di fatto. La diocesi è invitata a una programmazione fatta anche di verifiche con un convegno diocesano finale e a un maggior dialogo con le altre confessioni.
Previsti anche incontri pubblici su temi etici e sociali in collaborazione con la facoltà teologica, l’università, la scuola teologica di base e il centro Arrupe; un tavolo ecumenico, un consiglio delle chiese cristiane in città, eventi culturali condivisi con filosofi e intellettuali e la valorizzazione dei social diocesani e della rivista.
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