Difendere la dottrina insegnata da Gesù e avere il coraggio anche di dire dei no, perché la fede non è un affare privato e i cattolici impegnati in politica non possono non testimoniarla nella sfera pubblica.

Le parole che Papa Leone XIV ha rivolto oggi a una delegazione di politici francesi, della diocesi di Créteil, risuonano forti e chiare e valgono per tutti i credenti, specie in un momento storico e in una società occidentale in cui la fede è sempre più relegata a una dimensione privata, quasi scissa da quella pubblica.

“Puntare sulla carità”

Un rischio contro cui il pontefice mette in guardia: “La salvezza che Gesù ha ottenuto con la sua morte e risurrezione abbraccia tutte le dimensioni della vita umana quali la cultura, l’economia e il lavoro, la famiglia e il matrimonio, il rispetto della dignità umana e della vita, la salute, passando per la comunicazione, l’educazione e la politica. Il cristianesimo non si può ridurre a una semplice devozione privata, perché implica un modo di vivere in società improntato all’amore di Dio e del prossimo che, in Cristo, non è più un nemico ma un fratello”.

Di fronte ai problemi sociali che l’Europa affronta “come la violenza in certi quartieri, l’insicurezza, la precarietà, le reti della droga, la disoccupazione, la scomparsa della convivialità”, la via indicata dal pontefice è solo una: puntare sulla carità che, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, diventa “sociale e politica”.

Il rischio di “dimenticare” Gesù

Vivere la fede, per Leone XIV, diventa allora lo strumento per affrontare le sfide del mondo di oggi e a nulla vale difendere valori che, seppur evangelici, vengono spesso promossi “dimenticando” Gesù, il che li rende incapaci di cambiare il mondo perché svuotati di senso.

Il Papa lo dice chiaramente: non può esserci, per i cattolici impegnati nella politica e in generale nel sociale, una separazione tra la fede e la sfera pubblica: “Non c’è separazione nella personalità di un personaggio pubblico: non c’è da una parte l’uomo politico e dall’altra il cristiano. Ma c’è l’uomo politico che, sotto lo sguardo di Dio e della sua coscienza, vive cristianamente i propri impegni e le proprie responsabilità”.

Non si può provare a cambiare il mondo senza partire dalla dottrina, da quel che il Cristo ha insegnato, facendosi guidare “nell’esercizio dei doveri e nella stesura delle leggi”.

“I fondamenti della dottrina sono fondamentalmente in accordo con la natura umana, la legge naturale che tutti possono riconoscere, anche i non cristiani, anche i non credenti – ha continuato il Santo Padre -. Non dovete quindi aver paura di proporla e difenderla con convinzione: è una dottrina di salvezza che mira al bene di ogni essere umano, alla costruzione di società pacifiche, armoniose, prospere e riconciliate”.

Il coraggio di dire dei no

Una sfida che per i politici cattolici non è semplice da affrontare. “Sono ben consapevole che l’impegno apertamente cristiano di un responsabile pubblico non è facile, in particolare in certe società occidentali in cui Cristo e la sua Chiesa sono emarginati, spesso ignorati, a volte ridicolizzati. Non ignoro neppure le pressioni, le direttive di partito, le «colonizzazioni ideologiche» — per riprendere una felice espressione di Papa Francesco —, a cui gli uomini politici sono sottoposti. Devono avere coraggio: il coraggio di dire a volte ‘no, non posso!’, quando è in gioco la verità”.

Le sfide di oggi

Parole chiare e inequivocabili che dovrebbero scuotere nel profondo i cattolici impegnati in politica, quelli che militano nei partiti tradizionali e quelli che provano a immaginare nuovi contenitori trasversali.

Perché la via del facile consenso spesso passa da mediazioni al ribasso che sacrificano valori non negoziabili come la difesa della vita, dal concepimento alla morte, dei più deboli e degli ammalati. Una lezione, quella del Papa, destinata a lasciare il segno nella Chiesa italiana, spesso troppo timida nell’annuncio della verità, anche quando questa è scomoda e provoca scalpore nelle donne e negli uomini di oggi.

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Di Roberto Immesi

Giornalista, collabora con Live Sicilia, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.