Anche Lampedusa ha pregato per Papa Francesco ricordando il giorno storico in cui, per la prima volta, un pontefice ha visitato l’isola.
Era l’otto luglio 2013 quando Francesco fece la sua prima uscita da pontefice volando a Lampedusa. Ad accoglierlo, assieme all’Arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, fu don Stefano Nastasi, parroco dal 2007 al 2013.

Il Papa decise di andare a toccare con mano la sofferenza dell’isola e di chi vi approda, per donarle un segno di conforto e di speranza. Francesco scrisse, in questo modo, una pagina indelebile nella storia di Lampedusa e della Chiesa.
Si trattò di una visita dall’alto valore simbolico, con cui Francesco avrebbe impresso un marchio a tutto il proprio pontificato. Sulla più grande delle isole Pelagie, infatti, il Papa espresse per la prima volta concetti che sarebbero ritornati negli anni successivi, diventando perni del suo magistero. Parlò di periferie esistenziali, di una società fatta di bolle di sapone.
Salendo sulla motovedetta della Capitaneria di Porto, Francesco lanciò una corona di fiori in mare, in onore delle moltitudini sommerse dai flutti impietosi. Da quel vascello bianco vide il luogo in cui si consumava il martirio di donne e uomini, che cercavano solo un destino più gentile per la propria vita e per quella dei familiari.
Poi, la celebrazione eucaristica e l’omelia pronunciata da un pulpito realizzato con il legno dei barconi. Da lì il Pontefice tuonò per la prima volta contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, chiamando tutti a un maggiore senso di responsabilità per le tante, troppe morti, che hanno fatto del Mediterraneo un enorme cimitero liquido.
“Il primissimo viaggio è stato quello a Lampedusa” ricorderà qualche anno più tardi il Santo Padre. “Non era programmato, non c’erano inviti ufficiali. Ho sentito che dovevo andare, mi avevano toccato e commosso le notizie sui migranti morti in mare, inabissati. Bambini, donne, giovani uomini…Una tragedia straziante”.
Sono trascorsi dodici anni da quel viaggio e da allora poco o nulla è cambiato. Moltitudini di disperati continuano ad affidare a trafficanti senza scrupoli le proprie vite e a naufragare nel tentativo di dare forma alla speranza di una vita normale. Le parole con cui il Pontefice volle sferzare le coscienze dei potenti risuonano ancora tra il campo sportivo e i vecchi cameroni. La sua figura sembra stagliarsi ancora sul Molo Favaloro, mentre incrocia lo sguardo di chi ce l’ha fatta, di chi ha trovato riparo nel lembo più a sud d’Europa. Anche Francesco non ha mai dimenticato l’isola.

Da quell’otto luglio il legame del Santo Padre con Lampedusa non si è mai affievolito. Papa Bergoglio non hai mai mancato di ricordare il ruolo salvifico che questa terra svolge nel Mediterraneo. Il Pontefice ha voluto dimostrare la gratitudine e la stima per la comunità lampedusana con alcuni doni strettamente legati alla sua vocazione.
Il primo, nel 2014, è stato un presepe artistico in terracotta, raffigurante la natività su una barca con San Giuseppe che salva un migrante da un sicuro naufragio.
Quindi, nel 2015, è stato donato il Crocifisso del Mediterraneo, realizzato dall’artista cubano Alexis Leyva Machado, noto come Kcho, che riproduce Gesù crocifisso su una croce fatta di remi. “Milagro” (“Miracolo”), questo il nome dell’opera, era stato donato dall’allora presidente cubano Raul Castro a Papa Francesco, che lo volle destinare alla comunità ecclesiale lampedusana. Entrambi i doni sono stati collocati nella chiesa madre di Lampedusa.
La notizia della morte del Pontefice ha naturalmente scosso i lampedusani. In un attimo i ricordi della presenza del Santo Padre nei luoghi a ciascuno familiari hanno affollato la mente e gli occhi di tutti. Sentimenti misti di gratitudine e tristezza hanno invaso l’animo della comunità e sono stati accompagnati dai rintocchi a lutto delle campane della chiesa parrocchiale.
Nel pomeriggio, poi, i fedeli si sono riuniti presso il Santuario della Madonna di Porto Salvo, patrona dell’isola, spinti dal desiderio di celebrare l’annuncio dell’Angelo alle donne accorse al sepolcro e di pregare per l’amato Pastore.
“Lo ricordiamo con particolare emozione e gratitudine – ha detto Padre Donato Palminteri, viceparroco dell’isola per alcuni anni e ora cappellano militare durante la celebrazione eucaristica – È da qui che ha voluto iniziare il suo pontificato, facendosi pellegrino di speranza, per scuotere le coscienze del mondo, per richiamare tutti alla responsabilità dell’accoglienza e all’attenzione verso i poveri e i migranti, contro ogni forma di indifferenza. Ancora risuona nei nostri cuori quel grido profetico: ‘Dov’è tuo fratello?’ Non era solo una domanda, ma un appello, un risveglio per le nostre coscienze”, ha ricordato il sacerdote.
E se la scomparsa del Santo Padre genera tristezza e lascia un senso di vuoto, occorre comunque prendere esempio dalle donne del Vangelo, pronte a correre per annunciare che Gesù è vivo e che il suo amore è più forte della morte. Allora non può esserci spazio per lo sconforto, perché il nostro è il Dio della vita e della risurrezione, come Papa Francesco ha sempre testimoniato.
Quindi, la comunità di Lampedusa ha affidato il Santo Padre alle materne cure della Vergine Santissima di Porto Salvo, Madre della Chiesa e rifugio dei migranti, affinché possa accoglierlo al porto di salvezza e guidarlo verso la luce del Risorto.
Foto: Luca Insalaco
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